Mi sono fatta la domanda del titolo, e poi ho cercato un po’ di risposte. Queste sono le risposte tratte da chatGPT, ma le mie personali sono simili e insieme diverse, e le trattero in un post a parte.
Ad oggi non esiste una neuroscienza specifica della tecnica pittorica dell’acquerello paragonabile, ad esempio, alla neuroscienza dell’improvvisazione musicale o della recitazione. Nessuno studio ha ancora identificato un “profilo neurale dell’acquarellista”.
Esistono però quattro filoni di ricerca che, combinati, permettono di comprendere molti aspetti cognitivi e neurali dell’acquerello.
1. Neuroscienza della percezione degli effetti tipici dell’acquerello
Questo è il filone più sviluppato.
Curiosamente, in neuroscienze il termine “watercolor effect” non indica la tecnica pittorica, ma una celebre illusione percettiva scoperta da Baingio Pinna.
Watercolor effect consiste nel fatto che due sottili contorni colorati fanno apparire una superficie interna come uniformemente colorata, anche quando non lo è.
Questa illusione è diventata un importante modello per studiare:
- integrazione dei contorni;
- riempimento percettivo (perceptual filling-in);
- organizzazione figura-sfondo;
- elaborazione del colore nella corteccia visiva. (Frontiers)
Gli studi hanno mostrato che l’effetto emerge dall’interazione tra aree visive precoci (V1, V2) e aree superiori coinvolte nell’organizzazione percettiva, fornendo un modello utile per comprendere come il cervello costruisca superfici cromatiche coerenti. (Frontiers)
2. Neuroscienza della pittura applicata all’acquerello
Qui la letteratura è molto più limitata.
Gli studi sulla pittura in generale suggeriscono che dipingere coinvolga contemporaneamente:
- Default Mode Network;
- Executive Control Network;
- sistemi visuospaziali;
- pianificazione motoria fine;
- controllo attentivo.
L’acquerello introduce però alcune richieste cognitive peculiari.
A. Controllo limitato
A differenza dell’olio o dell’acrilico:
- non è possibile correggere facilmente;
- l’acqua continua a modificare l’immagine;
- il pigmento evolve nel tempo.
Questo costringe il pittore a lavorare con una combinazione di:
- pianificazione;
- previsione;
- adattamento continuo.
Dal punto di vista cognitivo ricorda molto alcuni studi sull’improvvisazione.
Tuttavia questa è un’inferenza teorica: non è stata ancora dimostrata sperimentalmente con fMRI o EEG.
B. Predizione dinamica
Molti neuroscienziati ritengono che il cervello funzioni come un sistema di previsione continua (predictive processing).
L’acquarellista deve prevedere continuamente:
- diffusione dell’acqua;
- essiccazione;
- mescolanza dei pigmenti;
- capillarità della carta.
È probabilmente una delle tecniche artistiche che richiede la maggiore interazione con processi fisici parzialmente imprevedibili.
Questa ipotesi è discussa nella letteratura sulla neuroestetica, ma non è ancora stata studiata direttamente per l’acquerello. (arxiv.org)
3. Acquerello come riabilitazione neurologica
Negli ultimi anni sono comparsi alcuni studi clinici interessanti.
Uno studio del 2025 propone l’uso dell’acquerello per la riabilitazione delle funzioni visuospaziali dopo lesioni cerebrali acquisite.
Gli autori osservano che la tecnica dell’acquerello richiede:
- attenzione visuospaziale;
- pianificazione;
- controllo visuo-motorio;
- riconoscimento di forma e spazio.
Pur trattandosi di uno studio preliminare, suggerisce che l’acquerello possa stimolare processi di neuroplasticità in ambito riabilitativo. (revistas.ucm.es)
4. Neuroestetica e arteterapia
Una revisione sistematica del 2023 ha analizzato come i principi della neuroestetica vengano impiegati nell’arteterapia.
La conclusione è che attività artistiche, inclusa la pittura ad acquerello quando utilizzata nei protocolli terapeutici, possono favorire:
- regolazione emotiva;
- attenzione sostenuta;
- motivazione;
- partecipazione alla riabilitazione.
Gli autori sottolineano però che mancano studi specifici che confrontino direttamente l’acquerello con altre tecniche pittoriche. (PubMed)
Cosa rende l’acquerello probabilmente unico?
Dal punto di vista neuroscientifico si possono formulare alcune ipotesi plausibili, anche se non ancora verificate sperimentalmente:
| Caratteristica | Possibile implicazione cognitiva |
|---|---|
| Acqua in continuo movimento | Aggiornamento continuo delle previsioni |
| Correzioni limitate | Pianificazione anticipata più accurata |
| Diffusione spontanea dei pigmenti | Maggiore tolleranza all’incertezza |
| Trasparenze e velature | Elaborazione di relazioni cromatiche complesse |
| Tempi di asciugatura | Coordinazione temporale tra decisione e azione |
Queste caratteristiche fanno pensare che l’acquerello richieda un equilibrio particolarmente raffinato tra controllo esecutivo e flessibilità cognitiva, ma questa resta una ipotesi teorica in attesa di conferme sperimentali.
Bibliografia essenziale
Sul “Watercolor Effect” (illusione percettiva)
- Devinck F. et al. (2014), Quantifying the Watercolor Effect: From Stimulus Properties to Neural Models. (Frontiers)
- Reeves A., Pinna B., Roxas F. (2013), The Microgenesis of the Watercolor Effect. (PMC)
- Coia A.J. et al. (2014), Physiological Correlates of Watercolor Effect. (PubMed)
- von der Heydt R., Pierson R. (2006), Dissociation of Color and Figure-Ground Effects in the Watercolor Illusion. (PMC)
Neuroestetica e pittura
- Oliva A. et al. (2023), Are Neuroaesthetic Principles Applied in Art Therapy Protocols for Neurorehabilitation? A Systematic Mini-Review. (PubMed)
- Neuroaesthetics and the Science of Visual Experience (2025), rassegna introduttiva sui meccanismi neurali dell’esperienza estetica. (arxiv.org)
Acquerello e riabilitazione
- González-Jiménez N. (2025), La acuarela como herramienta para la rehabilitación de las funciones cognitivas visuoespaciales tras un daño cerebral adquirido. (revistas.ucm.es)
Un’opportunità di ricerca
Da un punto di vista scientifico, l’acquerello rappresenta un campo quasi inesplorato. Sarebbe possibile progettare studi con EEG, fMRI o fNIRS per confrontare direttamente acquerellisti, pittori a olio e disegnatori, verificando se l’acquerello comporti effettivamente una maggiore attivazione di reti coinvolte nel predictive processing, nella tolleranza dell’incertezza e nel controllo visuo-motorio. Al momento, però, questi studi comparativi non risultano ancora disponibili.
