Ritratto #2

Frantuma le idee poi le raccoglie in grandi ceste, pensa sempre di non riuscire a venderle, pensa sempre che venderle sarebbe necessario, pensa sempre che non sa fare qualcosa che dovrebbe fare.

Tutto lo specchio è vuoto, il soggetto rimane da parte, evita la superficie riflettente, guarda ciò che si vede nello specchio che sono tutte le altre cose nella stanza che non si possono spostare e sono destinate a fare da scenografia alla sua vita in assenza nello specchio.

Se potesse scegliersi un sogno sarebbe quello che unire cose lontane, come le costellazioni e i pampini della vigna in giardino.

Se potesse scegliere un modo di parlare sarebbe un modo di parlare a strati, in continua contraddizione con se stesso, perché questo è quanto c’è là fuori.

Le porte sono porte sono porte sono porte. Eppure talvolta sono segni, basta crederci.

Ha sempre le dita nel naso. Talvolta tiene le mani strette tra le ginocchia. Trova gradevole appoggiare la schiena allo schienale fino a far scrocchiare le vertebre una dietro l’altra.

Ogni cosa viene fatta perché deve essere fatta, ma sarebbe molto meglio fare le cose che si ha voglia di fare quando si ha voglia di farle, per tutto il tempo necessario.

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