Dell’ingiustizia, della giustizia e del perdono…

In qualche modo questo si adatta alla nostra situazione attuale.

E ancora mi interrogo su giustizia, vendetta, impossibilità (o inutilità, una volta che sia stata compiuta l’ingiustizia) della giustizia.

“(…) la comprensione storica mostra che la remissione dei peccati non deriva nemmeno da un sistema di credenze, poiché «Gesù non diede mai importanza primaria alla teoria e alla teologia. […] Chiedeva, invece, obbedienza alle sue richieste radicali nella pratica di vita: abbandonare il lavoro, la famiglia, gli averi. Gesù invitava a praticare il perdono. Non chiese mai a nessuno di credere a concezioni particolari» (pag. 170).

La remissione dei peccati si può ottenere solo con un atto pratico, che si dispiega sì nello stile di vita complessivo, nell’abbandono di lavoro, famiglia, casa e averi, ma che trova fondamento nel perdono reciproco. In definitiva, «la condizione imprescindibile per ottenere la remissione dei peccati da parte di Dio è […] la remissione o perdono preventivo ai fratelli. Qui la concessione del perdono da parte di Dio non sembra chiedere una espiazione né da parte del peccatore, né da parte di un salvatore che si sostituisce a lui» (pag. 62).

Questo perdono è l’unica condizione che può avvicinare a Dio e ripristinare una purezza personale di fronte allo sguardo divino; ma essa ha anche un risvolto politico, nei rapporti tra gli uomini, poiché garantisce un riequilibrio delle condizioni sociali tra i membri della comunità. In ogni caso, il perdono dei peccati è l’elemento primo, che precede il giudizio universale, come «risulta anche dal Padre nostro: prima viene il perdono tra gli uomini e poi il perdono escatologico di Dio» (pag. 69). Difatti Pesce lo traduce così: «Rimetti (afes) a noi i nostri debiti, come anche abbiamo rimesso (afekamen) ai nostri debitori» (pag. 61).”

https://www.sitosophia.org/recensioni/da-gesu-al-cristianesimo/

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